Lube Civitanove: Il ds Beppe Cormio parla dopo la Finale di Supercoppa

“Il giorno dopo non fa mai piacere quando al risveglio rivedi tutto quello che hai sbagliato – spiega Beppe Cormio, direttore sportivo della Cucine Lube Civitanova il giorno dopo la Finalissima di Supercoppa persa al tie break con la Sir Safety Conad Perugia – soprattutto nelle fasi finali di una partita che aggiudica un trofeo. Siamo dispiaciuti anche se consapevoli di aver lottato fino alla fine e di aver sfiorato ancora un’impresa. Tutta la serie delle gare di Supercoppa è stata la conferma di quella che sarà la stagione, dimostrando come tra le prime quattro squadre spesso la differenza la farà un solo pallone: grazie ad un errore dell’avversario o evitato dalla propria squadra si potrà arrivare ad assegnare un trofeo. Vincere è sempre meglio che perdere, abbiamo poco da spiegare e dobbiamo fare i complimenti a Perugia che si è aggiudicata la Supercoppa”.

“Non c’è stata contestazione – prosegue il ds biancorosso ripensando ad alcuni episodi del match di ieri sera che ha assegnato il primo trofeo stagionale – bensì un rivedere la gestione arbitrale nel tie break specialmente, ma anche di altre fasi della partita, e capire che di sicuro non siamo stati in questo fortunati, diciamo così. In particolare quello che a noi non piace e che non riguarda l’esito di questa partita, ma deve riguardare un dibattito tra i Club, gli arbitri e chi li dirige soprattutto, è che quando una squadra termina la disponibilità delle richieste al video check poi, alzando un po’ la voce, si faccia ricorso alla chiamata dell’arbitro. Ieri, per ben due volte nel tie break, l’arbitro ha chiesto lui, perché Perugia aveva terminato i suoi video check, di andare a vedere: in un’occasione, tra l’altro, sicuramente rimane fortissimo il dubbio che la soluzione scelta non fosse quella giusta. In più, nell’ultima azione, c’è anche il dubbio che ci sia una pestata del giocatore di Perugia in battuta e in questo caso non è stato possibile, per noi che ne avevamo ancora due a disposizione, chiamare il video check perché si tratta di una chiamata in tempo reale. In tempo reale non c’è il tempo di farla, gli arbitri e chi li dirige dovranno ragionare su questa casistica, in altri Paesi non esiste questa regola ma si può chiamare la pestata anche a fine azione. Invece noi abbiamo provato a chiamare il video check al termine dell’azione e ce l’hanno negato. Non voglio entrare nel merito se il giocatore abbia toccato la riga in battuta o no ma se questo fosse avvenuto come dimostrano almeno le immagini della Rai, che però non sono quelle del video check, almeno l’arbitro nel dubbio poteva chiamarlo. Altrimenti ieri sera abbiamo dato vita a un qualcosa che va contro la ratio del motivo per cui è nato il video check: è un’arma a disposizione dei Club, si lascia anche la possibilità al direttore di gara di richiederlo però è assurdo che quando una squadra li finisce, l’arbitro per ben due volte nel tie break, dietro le proteste della squadra, glielo conceda”.

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